Freedom.

28.1.12

Chapter 3. - di Giuseppe Joe Caminiti

3.





«Passami un' altra birra!», dice Fred.
Io la prendo dalla buca e gliela passo. Lui la stappa con i denti. Fa un sorso guardando l' infinito, poi si volta e mi fa: «Certo che è sempre bello, Matt...», fa un rutto e continua, «Dicevo, è sempre bello poter condividere il silenzio con qualcuno».
«Ma non dire stronzate, Fred!», dico. Finisco la mia bottiglia di birra, la poggio a terra e gli dico: «Sono due ore che parli in continuazione. E non riesci a stare cinque minuti senza ruttare. Ti sarai scolato almeno nove birre.».
Lui, portandosi la bottiglia di fronte agli occhi ed osservando l' etichetta, dice: «Solo nove?», poi la poggia sulla sabbia e mi fa: «E comunque di certo non sono due ore che dico stronzate. Io ti sto parlando di argomenti importanti, Matt. Non riesci a capire un cazzo, questa è la verità! Io ti sto parlando del significato della vita, dell' incrocio delle esistenze, di come tutti insieme potremmo...».
Ed io in coro: «Di come tutti insieme potremmo cambiare il mondo. Certo.», e prendo un' altra birra dalla buca.
Intorno a noi c' è silenzio. E' notte. C' è solo la musica delle onde del mare che si infrangono sulla spiaggia, vicino a noi. Un' armonia sacra, ultramillenaria.
E vicino a me c' è Fred. Fa un sorso di birra. Ha dei capelli castani lunghi e mossi che gli scendono fino alle spalle. E' magro, con un leggero rigonfiamento sull' addome. Non sono muscoli, è per la birra. Porta un cappello da cowboy, una giacca di pelle d' agnello marrone foderata al 100% in poliestere, una maglia bianca in cotone, un comune paio di bluejeans e degli stivali a punta marroni.
«Non prendermi per il culo Matt.», dice, «Sto parlando seriamente.».
Io e Fred abbiamo scavato una buca poco distante dal mare per mettere le bibite al fresco, appena siamo arrivati.  
Ce ne stiamo seduti nella notte ad osservare il mare che si fonde con il cielo, mentre chiacchieriamo.
La luna sembra una calamita da frigo attaccata all' esosfera e la volta celeste è interamente ricoperta di puntini bianchi, qualcuno più luminoso di un' altro, sembra finta.
L' intero paesaggio sembra lo sfondo di un cartellone pubblicitario.
Oggi è il compleanno di Fred, ma lui non è di certo il tipo che li festeggia. Non è di certo il tipo che fa sapere agli altri in che giorno è nato. Non è di certo il tipo che rende i suoi dati anagrafici accessibili a tutti iscrivendosi ad un Social Network.
Io e lui ci ritroviamo semplicemente in questa spiaggia, ogni anno, a scolarci un paio di casse di birra e perderci nella filosofia.
Ci piace illuderci di essere finalmente in un punto della vita in cui ci si sente vicini a qualcosa. Sempre più vicini. Vicini a che, però, lo ignoro.
«Scusami amico.», gli dico, «Ti ascolto. Sono tutto orecchie.».
Faccio un altro sorso di birra e lo guardo.
«Per esempio», dice Fred, «secondo te», fa un rutto e continua, «il fatto che io e te ce ne stiamo qui insieme a parlare, ora, è solo un caso?»
«Non è solo un caso. Ci siamo messi d' accordo prima.», gli dico. Sorrido e con una faccia di cazzo gli dico: «E poi questo giorno dell' anno è come se io e te avessimo un appuntamento. Sarei geloso se ci fosse qualcun altro al mio posto.».
«Ecco. Ci risiamo. Non hai capito niente.», dice lui.
«Cosa avrei dovuto rispondere?», gli dico.
«Che non è solo un caso.», dice, «Questo  è certo. Io e te ce ne stiamo qui a parlare di tutto e del niente e ci lasciamo alle spalle quattordici miliardi di anni di evoluzione. Dal Big Bang ad ora.».
«Già», dico io annuendo. «E quindi?»
Gli dico che non capisco dove vuole arrivare.
«Da nessuna parte.», dice lui, «Io sono già arrivato. Non riesci proprio a seguire il discorso, eh? Voglio dire, così tanto tempo fa forse neanche Dio avrebbe scommesso un centesimo sull' esistenza del momento che stiamo vivendo. Forse Dio questo non l' aveva programmato. Forse non rientrava nei suoi piani.»
«Già», ripeto, e annuisco.
«Eppure io e te siamo qui, Matt.», dice lui, «Salute!», e mi porge la birra mezza piena che tiene in mano per brindare.
Accompagno il suo gesto in segno di complicità. Cin cin.
Fred fa un sorso, quindi continua: «Siamo qui, e sappiamo di essere vivi. Ne siamo coscienti. E' il dono più grande che ci possa essere, non è vero? In confronto a questo tutti i nostri problemi diventano sciocchezze. Eppure cosa facciamo, per sentirci vivi, Matt?»
«Non lo so, Fred.», gli rispondo, «Dimmelo tu.».
«Te lo dico io», dice, «non facciamo un bel niente. Ci adattiamo al contesto storico mentre invecchiamo in un sistema economico che ci rende schiavi. Viviamo le nostre vite di merda limitandoci in continuazione, sotto ogni punto di vista. Non sappiamo cosa vogliamo veramente. Siamo sempre più simili a dei robot  che a esseri umani dotati di libero arbitrio. Siamo programmati. E non parlo di me o di te, Matt. Parlo in generale.».
«Già», ripeto per la terza volta, continuando ad annuire.
E Fred fa un sorso prolungato finendo la birra. Prima di posarla a terra, senza guardarmi già mi dice: «Passamene un' altra!».
Io la prendo dalla buca e gliela passo.
Lui la stappa con i denti, poi continua: «Dobbiamo prendere coscienza, Matt. Prendere coscienza del potere che abbiamo dentro. Abbracciare l' idea che possiamo fare tutto. Che possiamo essere qualsiasi cosa. Siamo consapevoli di essere vivi, e ancora più consapevoli che moriremo. Ma possiamo ancora entrare nella storia». Mentre parla muove la mano che tiene la birra, fende l' aria con il collo della bottiglia, e se ne versa un po' sui jeans e addosso.
«So dove stai andando a parare.»,  dico, tornando ad osservare il mare. Sembra ci sia olio al posto dell' acqua.
«Cosa vogliamo farne delle nostre vite, Matt?», dice Fred, «Vogliamo continuare ad essere delle nullità? O vogliamo dare un cazzo di senso alle nostre fottute esistenze? Vogliamo trovarci ancora qui tra un anno, per tutti gli anni della nostra vita, a parlare di quanto siamo mediocri, di come lo siamo sempre stati, fino a che uno di noi due non schiatta?».
Mi volto di nuovo verso di lui, e lui è lì che mi fissa.
«Come possiamo sapere cosa vogliamo, Fred?», gli domando.
«E' semplice. Basta scegliere.», dice lui, «Basta decidere come vivere la propria vita. Basta volerlo.»
«Come possiamo scegliere, Fred?», chiedo, mentre poso la mia bottiglia vuota a terra e ne prendo un' altra piena dalla buca.
«Ci sono tante di quelle cose che si possono fare nella vita, Matt...», risponde lui. Fa un sorso di birra e continua: «Sicuramente troppe per poterle fare tutte. La vita è un gioco dalle possibilità infinite. Tanto per cominciare, non sai come è iniziata, e non sai quando finirà. Ed in mezzo a questo oceano di opportunità, noi non dobbiamo fare altro che scegliere quelle che più ci aggradano, e giocare.».
«Io non so scegliere.», dico, «Proprio perchè le strade della vita sono infinite. Potrei imboccarne una qualsiasi, certo, ma sento che non ho ancora trovato la mia.».
«Ah, Ah, Ah, Ah, Ah!», ride lui, «Sentitelo! Sei ridicolo, Matt. E dì un pò, aspetti che ti cada un indicazione dal cielo, una sorta di GPS divino?»
«Qualcosa del genere...», dico, tornando ad ammirare il paesaggio.
«Non è così che funziona, amico.», dice lui, «Non puoi aspettare per tutta la tua dannata vita. Non puoi morire aspettando ancora qualcosa. Al momento della morte devi sentirti compiuto.  Deve essere il momento più bello di tutta la tua esistenza. L' orgasmo degli orgasmi. La massima realizzazione di te stesso. Deve essere il momento in cui sai che tutto è andato come dove doveva andare, che non sarebbe potuto andare meglio.», e mi fissa.
«O forse si muore e basta, no?», dico, «Forse si vive e basta. Senza farsi troppe pippe mentali.»
«E quindi vuoi lasciare che ti piova addosso per sempre, Matt?», dice Fred irritato, «Vuoi essere una barca in balìa delle onde che alla prima mareggiata cola a picco? Una foglia abbandonata al vento? Vuoi rimanere solo un fottuto spettatore, o essere un cazzo di protagonista?».
«Voglio essere un cazzo di protagonista.», gli dico, «Voglio scrivere la mia storia.», e torno ad osservarlo attendendo che mi dica qualcosa.
Lui allora si volta verso l' orizzonte e mentre si porta la bottiglia alla bocca fa uno strano sorrisetto, un ghigno. Ha l' espressione di chi sa qualcosa che tu non sai. Di chi sa che quel qualcosa ti interessa.
Poi prima di bere, dice: «Lo sapevo!».
Fred beve, si volta verso di me e mi dice: «Tu hai detto che forse si muore e basta. Che forse si vive e basta. Pensa invece se dovessimo rinascere... e basta. Vivere un' altra vita da inferno in questo caos.»
«Stronzate!», gli dico. Vorrei sapere cosa gli frulla in testa.
E lui, allargando le braccia, ribatte: «Come fai ad essere così sicuro che siano cazzate? Non puoi dirlo. Non lo sai. Non sai cosa succederà dopo la tua morte. Forse lo sapevi, ma nel momento in cui sei nato lo hai dimenticato. L' unica certezza che hai nella vita è che devi morire. Dopo, cosa c' è non si sa. Forse il nulla. Però, cazzo, pensa se dovessimo rinascere! Non ti piacerebbe farlo in un mondo che con le tue vite precedenti hai contribuito a plasmare a tuo piacimento? In un mondo fatto da te, per te?»
«Tu sei pazzo, amico.», gli dico, e faccio un sorso di birra.
«Io sono pazzo, certo, e tu sei proprio il tipo di persona che ogni volta che rinasce passa tutte le sue vite di merda ad aspettare le successive.», mi dice, e fa un sorso anche lui.
«Una persona inutile.», mi dice. «Che se non c' è, è uguale. Che non fa differenza se esista o meno.»
«Fa differenza per me.», gli dico, e torno a guardarlo con l' aria di chi vuole provare a capire cosa abbia in mente il suo interlocutore, tenendo ben presente la possibilità che tutto quello che dice sia un' inconsistente montagna di merda.
«Quello che sto cercando di dirti è che ti dovresti dare una cazzo di mossa, Matt. Che è arrivato il momento di svegliarti, dopo un' intera esistenza passata a dormire, a vegetare.», dice Fred. «In questo momento sei nella macchina della tua vita, seduto al lato passeggero con la cintura di sicurezza allacciata. Ce l' hai allacciata da sempre. E a decidere dove devi andare ci ha sempre pensato il pilota automatico.»
«Ho afferrato il concetto.», gli dico.
Il mio amico con in testa il cappello da cowboy che si espande nella limpida volta celeste ricoperta di stelle mi guarda dritto negli occhi e mi dice: «Non ti viene voglia di slacciare quella cazzo di cintura, Matt? Di prendere in mano quel fottuto volante? Non hai la curiosità di vedere cosa diavolo si prova a decidere per una volta dove andare, con la velocità che vuoi tu?».
«Ho sempre scelto che direzione prendere», gli dico.
E questa volta è Fred a ribattermi: «Stronzate!».
«Tu non hai mai scelto un cazzo, e lo sai. E io non sono diverso da te.», mi dice, puntandomi con la bottiglia: «E sai che ti dico, Matt? Che ben venga! Che ben venga il fatto che fino ad ora ce la siamo spassata standocene tranquilli nel nostro piccolo angolo di mondo, chinando la testa quando è stato necessario per poter sopravvivere, per poter portare a casa la pagnotta. Che ben venga il fatto che ci siamo sempre lasciati condizionare da tutto e da tutti. Che le nostre scelte non sono mai state veramente nostre.».
Deve esserci qualcosa di strano nell' aria, perchè il momento diventa stranamente poetico. Fred si scola l' ennesima birra, poi la poggia a terra. Si pulisce il muso con il braccio destro foderato di pelle d' agnello foderato in poliestere. Con l' altro braccio si toglie il cappello da cowboy e se lo posa tra le gambe.
Riesco a vederlo meglio in faccia ora. Ha l' espressione di chi è stanco. Troppo stanco. Stanco di cosa, però, lo ignoro.
«Ma ora basta, Matt. Io mi sto annoiando sul serio.», mi dice abbattuto. «Di questo passo arrivo nella tomba senza neanche accorgermene. Senza farci caso. Tutto di me finirà e io non me la sono neanche goduta appieno. Almeno voglio condurla e farla finire come dico io, questa vita. Mi capisci vero, amico?»
«Anche io è da un pezzo che mi annoio. Quasi una vita intera, a dire il vero.», gli dico. Gli faccio un occhiolino, e poggiandogli una mano sulla spalla gli dico: «Certo che ti capisco, amico.».
Finisco la mia birra, la poggio sulla spiaggia e mi volto sorridendo verso Fred con il sorriso di chi riesce a capire un amico, con l' espressione di chi si sente simile a qualcuno, con lo sguardo di chi è cosciente di poter affrontare qualunque sfida, dicendogli: «Allora... che si fa?»
E Fred scoppia in una risata d' entusiasmo.
«Io qualche idea ce l' avrei...», dice.

Giuseppe Joe Caminiti

6.4.11

Ventuno lettere non bastano...

Solo il suono della natura accompagna il ritmico rumore del battito delle dita sulla tastiera. Ciò che si ode è solo la musica delle onde del mare che si infrangono sulla costa a qualche decina di decametri di distanza, un' armonia sacra nonchè ultramillenaria. Quando gli occhi si socchiudono in quest' atmosfera lo sguardo non può che inoltrarsi nel profondo di sè stessi.


Respirare.
 Sentire.
  Ascoltare.
   Percepire.
E solo allora, comunicare. 



Non si può che evocare immagini, per ciascuno diverse, decifrando i simboli.


Ma sole ventuno lettere per esprimire l' inesprimibile, come possono bastare? Non bastano, non bastano mai. Le parole non sono mai troppe. Questo è sicuramente un buon motivo per cui smettere di parlare ma soprattutto un buon motivo per cui cominciare ad apprezzare il silenzio (qualunque cosa questi otto caratteri vogliano dire).


Come dice sempre un mio caro amico: 
- Le chiacchiere stanno a zero!


JoE

4.4.11

Ascolta...

"Ascolta il fiume che ti parla eppure non è mai lo stesso. 
Ascolta l’onda del mare che si prende beffa della nostra alterigia. 
Ascolta crescere un albero o morire una pietra.
E smettila di pensare, almeno una volta…"
- Siddharta

25.3.11

A.D.C.

Molto spesso ciò che avviene si prospetta in modo nettamente diverso da ciò che avevamo immaginato, fantasticando su un qualcosa in particolare, e da come lo avevamo immaginato. Capita altrettanto spesso che l' immagine idealizzata e la realtà effettiva contrapposta di una situazione particolare siano universi tangibili solo nel punto dell' osservatore che vive l' esperienza. 

Dunque mai, mai e poi mai aspettarsi qualcosa da qualcuno o tantomeno dal caso, dal fantomatico destino. Ciò che avviene avviene. Ciò che è avvenuto, invece, niente altro è che mera finzione, spettacolo che un trucco già conosciuto muta in profonda noia, che ci lega con manette di cui non non v' è chiave nè serratura al peso di un passato che esiste solo ed esclusivamente nella nostra mente, nei nostri modi di pensare. Ciò che pensiamo avverrà in realtà non avverrà mai. 

Esiste un solo attimo: l' adesso. 

Su questo si fonda la nostra intera esperienza vitale, a cui mai riusciremo a dare un completo senso perchè, limitati quali siamo, sempre come mosche rimarremo intrappolati nella tela tessuta dal ragno passato che mai smetterà di tormentarci, neanche per un istante. Rendendoci impossibile abbracciare l' ora.

A meno che non vogliamo, ovvio. 

E qui - come si dice in genere in questi casi - viene il bello...

Joe

18.3.11

Gli Uomini Dietro le Quinte

La famiglia Rothschild:

"Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di ViennaParigiLondraNapoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava"; 
- Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Rothschild


"Il Duca di Wellington non avrebbe potuto pagare il suo esercito nella battaglia di Waterloo senza la mano, anzi il portafogli, dei Rothschild"; 
- Fonte: Sito Ufficiale famiglia Rothschild: http://www.rothschild.info/history/


"Nella prima metà del 1700 l’incontro tra il Gruppo dei Savi di Sion e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale, porta alla redazione di un manifesto: “I Protocolli dei Savi di Sion”. In 24 paragrafi, viene descritto come soggiogare e dominare il mondo con l’aiuto di un sistema economico."
- Fonte: http://www.disinformazione.it/Nuovo%20Ordine%20Mondiale.htm




Adam Weishaupt:
"Johann Adam Weishaupt (Ingolstadt6 febbraio 1748 – Gotha18 novembre 1830) è stato il fondatore dell'Ordine degli Illuminati."
- Fonte: 

"Secondo Weishaupt, mettendo in pratica le sue raccomandazioni si doveva arrivare a creare un tale stato di degrado, di confusione e quindi di spossatezza, che le masse avrebbero dovuto reagire cercando un protettore o un benefattore al quale sottomettersi liberamente. Da qui il bisogno di costituire degli Organi Sovranazionali pronti a sfruttare questo stato di cose, fingendosi i salvatori della patria, per istituire un Unico Governo Mondiale."
- Fonte: 


Il Gruppo Bilderberg:

"Il Gruppo Bilderberg (detto anche conferenza Bilderberg o club Bilderberg) è un incontro annuale per inviti, non ufficiale, di circa 130 partecipanti, la maggior parte dei quali sono personalità influenti in campo economicopolitico e bancario. I partecipanti trattano una grande varietà di temi globali, economici, militari e politici."

"Dato che le discussioni durante questa conferenza non sono mai registrate o riportate all'esterno, questi incontri sono stati oggetto di critiche ed anche oggetto di varie teorie del complotto. Il gruppo Bilderberg è stato a lungo sospettato, da alcuni, di essere una società segreta[2]."

"Un elenco parziale dei suoi membri è: Sofia di GreciaBernard KouchnerDavid RockefellerBernardo d'OlandaEtienne Davignon (ex commissario europeo), Carlo d'InghilterraJuan Carlos di SpagnaBeatrice d'OlandaHenry KissingerMolti partecipanti al gruppo Bilderberg sono capi di Stato, ministri del tesoro e altri politici dell'Unione Europea (anche l'ex presidente del Consiglio italiano Romano Prodi avrebbe partecipato a qualche meeting), ma prevalentemente i membri sono esponenti di spicco dell'alta finanza europea e anglo-americana. Oggigiorno si distinguono i partecipanti in diverse categorie, ma principalmente in due: coloro che sono membri permanenti dell'organizzazione e coloro che possono essere invitati come spettatori o relatori.[3] Tra i relatori ricorrenti ci sono alcuni giornalisti dell'Economist.[4] [5] [6] Negli anni cinquanta l'organizzazione conta un centinaio di membri."

"Questa organizzazione segreta fu costituita nel maggio 1954 all' Hotel de Bilderberger a Oosterbeek in Olanda dal Comitato dei Trecento. I Bilderberger sono un gruppo di circa 120 persone dell'alta finanza dell'Europa occidentale, degli USA e del Canada. I loro principali obiettivi sono un governo mondiale per l'anno 2000 e un esercito mondiale sotto l'egemonia dell'ONU. Il gruppo è anche chiamato il "governo mondiale invisibile". Un gruppo di consiglieri composto da un comitato di direzione (24 europei e 15 americani) decide chi sarà invitato alle riunioni. Però non tutti i partecipanti sono degli "iniziati". Possono solo rappresentare dei gruppi d'interesse o altre personalità. Alcuni dei più importanti rappresentanti internazionali sono o erano: Agnelli Giovanni, Brezinski Zbigniew, Bush George, Carrington Lord, Dulles Allen, Clinton Bill, Ford Henry II, Gonzales Felipe, Jankowitsch Peter, Kennedy David, Kissinger Henry, Luns Joseph Lord Roll of Ipsden, McNamara Robert, Martens Wilfried, Palme Olof, Reuther Walter P., Rockefeller David, Rockefeller John D., Rockefeller Nelson, Rothschild Edmund de TindemannsWarbug Eric D., Warbug Siegmund, Worner Manfred"


La Commissione Trilaterale:

"LTrilateral Commission (Commissione Trilaterale) è un'organizzazione fondata il 23 giugno del 1973 per iniziativa di David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank, e di altri dirigenti del gruppo Bilderberg e del Council on Foreign Relations, tra cui Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski. La Trilaterale conta come membri più di 300 influenti privati cittadini (uomini d'affari, politici, intellettuali) dall'Europa, dal Giappone e dal Nord America, con l'obiettivo dichiarato di promuovere una cooperazione più stretta tra queste tre aree. Ha sede sociale a New YorkCome il gruppo Bilderberg, si tratta di un'organizzazione dall'ideologia mondialista. La ragione della sua creazione è stato il declino temporaneo dell'influenza del think tank americano Council on Foreign Relations a causa della sua politica sulla guerra del Vietnam che scontentò molti americani."

"Questa organizzazione segreta fu fondata nel giugno 1973 da David Rockefeller e Zbigniew Brezinski per il Comitato dei Trecento, e si mise al lavoro perché le organizzazioni esistenti come l'ONU non portavano avanti la costituzione di un governo mondiale unico in modo abbastanza celere. Ci voleva una spinta. Questa organizzazione elitaria mira a riunire i massimi dirigenti dei giganti industriali e commerciali, cioè delle nazioni trilaterali - gli USA, il Giappone e l'Europa occidentale - per imporre un "Nuovo Ordine Mondiale".  L'organizzazione ha circa 200 membri che, al contrario dei Bilderberger, lo sono a vita. La Commissione Trilaterale controlla tramite i membri del CFR, l'intera economia degli USA con le lobby per la politica, i militari, il petrolio, l'energia e i media. I membri sono direttori d'azienda, banchieri, agenti immobiliari, economisti, esperti di scienze politiche, avvocati, editori, politici, dirigenti sindacali, presidenti di fondazioni e giornalisti. 
I più importanti: Brezinski Zbigniew, Bush George, Clinton Bill, Kissinger Henry, McNamare Robert, Rockefeller David, Rockefeller John D., Rothschild Edmund"